I PROBLEMI PSICOLOGICI

Nel corso della giornata a tutti noi capita di reagire a cio' che ci accade con ansia, paura, tristezza, piuttosto che rabbia o vergogna. Questi sentimenti hanno una funzione importante, ed in alcuni casi ci aiutano ad affrontare meglio i problemi quotidiani. Ad esempio una certa dose di ansia prima di affrontare un esame, un colloquio o anche una sfida sportiva, fa si che la nostra prestazione migliori rendendoci piu' vigili e piu' pronti dal punto di vista fisico. A volte pero' le emozioni (ansia eccessiva, depressione, rabbia ecc..) sono troppo intense o durature da impedire ad una persona di avere buoni rapporti con gli altri, di realizzarsi nel lavoro e di trarre soddisfazione dalla vita di tutti i giorni. In questi casi un'attenta valutazione psicologica ed un eventuale aiuto professionale possono aiutare le persone ad uscire in maniera relativamente veloce, da pericolosi circoli viziosi.

LE SOLUZIONI SCIENTIFICHE

La psicologia negli ultimi decenni ha assunto la veste di scienza a tutti gli effetti. Attualmente l'efficacia degli interventi psicologici e psicoterapici viene valutata secondo gli stessi rigorosi criteri utilizzati in ambito medico. Gruppi di ricerca internazionale si occupano di esaminare l'utilita' dei vari trattamenti esistenti per la cura delle problematiche psicologiche, ricercando le prove che ne dimostrino l'efficacia. In questa maniera si tutela l'interesse del cliente a cui viene offerto non un trattamento qualunque, ma quello che ha dimostrato nei fatti, di essere il migliore.

L'APPROCCIO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

L'approccio cognitivo - comportamentale (CC) alle problematiche psicologiche si fonda sui risultati della ricerca scientifica, che hanno mostrato l'esistenza di una stretta connessione tra pensieri, emozioni e comportamenti dell'uomo. In altre parole molti dei nostri problemi sono mantenuti in vita da cio' che facciamo e pensiamo nelle varie situazioni quotidiane. Modificando pensieri e comportamenti nel presente e' quindi possibile liberarci da problemi che ci affliggono da una vita. Questo non facile obiettivo puo' essere raggiunto utilizzando: 1. Il metodo cognitivo che ha lo scopo di aiutare ad individuare e correggere i pensieri negativi (cognizioni) che spesso accompagnano e sono causa di emozioni spiacevoli (dolore, sconforto, paura).2. Il metodo comportamentale, che ha lo scopo di modificare i comportamenti fonte di sofferenza e di aiutare il cliente ad imparare nuovi modi per affrontare le situazioni problematiche.L'intervento cognitivo-comportamentale e':

- Centrato sul problema: cliente e psicologo lavorano insieme per trovare soluzioni concrete ai problemi fonte di disagio, cercando d'individuare i motivi per i quali questi si mantengono.

- Breve:  raramente sono previste piu' di 30/40 sedute, ed alcune problematiche come l'insonnia richiedono meno di 10 incontri. Generalmente le sedute durano circa un'ora ed hanno frequenza settimanale.

- Attivo:  il cliente lavora anche e soprattutto al di fuori della seduta, per mettere in pratica le strategie apprese durante la consulenza, con esercizi da compiere a casa.

- Scientificamente validato:  numerosi studi ne hanno dimostrato l'efficacia in termini di riduzione dei sintomi. Nel caso di alcuni problemi come la depressione ed i disturbi ansiosi, e' risultato efficace quanto i farmaci ed addirittura piu' utile di questi nel prevenire le ricadute.

- Non farmacologico:  non e' previsto l'utilizzo di farmaci anche se, in alcuni casi e per brevi periodi, questi possono essere somministrati dal medico per facilitare l'intervento C-C.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Chambless, D.L., e Hollon, S.D. (1998). Defining empirically supported therapies. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 66, 7-18.

 

 

 

 

 

 

 

 

LA DEPRESSIONE

 

La depressione e' un disturbo psicologico molto diffuso tanto che risulta soffrirne una percentuale compresa tra il 10 ed il 15 percento della popolazione, con una diffusione maggiore tra le donne.

I sintomi principali di questo disturbo sono quotidiane, durature ed intense sensazioni di tristezza accompagnate da una generale perdita d'interesse per qualsiasi attivita'. Le persone che soffrono di depressione, sono portate ad avere una visione negativa di se stessi, di cio' che li circonda e del futuro.

Oltre a questi sintomi primari, normalmente succede che le persone che soffrono di questo disturbo ne presentino altri, quali:

 

 1) aumento o diminuzione dell'appetito

 2) sonno disturbato con risvegli molto presto al mattino o continuo stato  di sonnolenza

 3) diminuzione dell'interesse per il sesso

 4) marcato rallentamento motorio o, al contrario, una marcata agitazione

 5) stanchezza e mancanza di energia

 6) ridotta capacita' di concentrarsi

 7) una tendenza molto forte ad incolparsi e a svalutarsi

 

Nei casi piu' gravi di depressione la persona che ne soffre pensa frequentemente al suicidio come soluzione estrema al suo dolore psicologico e purtroppo in alcuni casi, se il disturbo e' stato trascurato e non sono state prese le opportune precauzioni, tale soluzione viene attuata.

Chi soffre di depressione puo' soffrirne in modo ACUTO (cioe' presenta delle fasi di depressione molto acute ed improvvise, che magari tendono a scomparire da sole o con una terapia) oppure soffrirne costantemente, anche se in forma leggera, con alcuni improvvisi momenti di peggioramento.

Spesso i parenti spronano chi ne soffre a reagire, a sforzarsi. Questo ovviamente in buona fede, senza rendersi conto che cio' tende a far sentire il malato ancora piu' in colpa.

 

L'atteggiamento migliore da tenere e' quello di aiutare gradatamente chi ne soffre a riprendere le proprie attivita', assumere un'adeguata terapia farmacologica ed intraprendere una psicoterapia cognitivo comportamentale.

 

 

ATTIVITA' DIDATTICA

 

-Docente a contratto per attività di laboratorio-Facoltà di Psicologia - Università di Parma

-Workshop su assessment e trattamento dell'insonnia-Scuola di Specializzazione in Ciclo di vita - Università di Padova

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE DISFUNZIONI SESSUALI

 

Una Disfunzione Sessuale e' caratterizzata da un problema in una delle 3 fasi dell'atto sessuale (alla quarta ed ultima fase non sono associati disturbi) , o da dolore associato al rapporto sessuale. Tali fasi sono le seguenti:

 

1. Desiderio. E' il momento in cui un uomo ed una donna provano il desiderio e la spinta ad avere un rapporto sessuale. In alcune persone questo desiderio puo' diminuire o sparire compromettendo la vita sessuale dei due partner. In questi casi si parla di disfunzione sessuale da desiderio ipoattivo. Molto spesso tale disturbo ha alla base un problema di coppia. Il desiderio sessuale puo' inoltre non essere presente a causa di paura o disgusto nei confronti di specifiche pratiche sessuali o degli organi genitali stessi. In questo caso si parla di disturbo da avversione sessuale.

 

2. Eccitazione. Durante questa fase avvengono una serie di modificazioni nel nostro corpo e soprattutto negli organi genitali indispensabili perche' avvenga l'atto sessuale. La reazione piu' evidente nella donna e' un aumento della lubrificazione vaginale mentre nell'uomo e' l'erezione del pene. I problemi in questa fase possono consistere in una scarsa o assente lubrificazione della donna  o nell'incapacita' ad ottenere o mantenere l'erezione nell'uomo (anche chiamata impotenza). In entrambi i casi l'atto sessuale non risulta piacevole e soddisfacente cosa che frequentemente genera ansia in che ne soffre e tensione nella coppia. La sessualita' diventa gradualmente un momento di ansia e frustrazione, emozioni che impediscono il normale svolgimento dell'atto sessuale generando un pericoloso circolo vizioso.

 

3. Orgasmo. Questa fase consiste in un picco di piacere sessuale. Nel maschio vi e' la sensazione di inevitabilita' dell'eiaculazione, seguita dall'emissione di sperma. Nella femmina vi sono contrazioni (non sempre percepite soggettivamente come tali) dei muscoli della vagina. Nella donna disfunzioni in questa fase, danno luogo ad anorgasmia (un tempo definita frigidita'), ovvero incapacita' di raggiungere l'orgasmo durante l'atto sessuale. Nell'uomo problemi in questa fase possono presentarsi come orgasmo anticipato rispetto a quanto desiderato (talvolta anche prima della penetrazione) definito eiaculazione precoce, oppure come orgasmo ritardato, impossibile o doloroso. Anche in questi casi se si escludono cause organiche l'ansia legata all'atto sessuale (ansia da prestazione) gioca un ruolo fondamentale nel mantenere la disfunzione.

 

Esistono poi i cosiddetti disturbi da dolore sessuale, ovvero la dispareunia, sia maschile che femminile, che consiste in un coito doloroso, solitamente dovuto a cause organiche, o il vaginismo femminile, involontaria contrazione dei muscoli della vagina che impedisce la penetrazione.

 

Le disfunzioni sessuali sono spesso episodiche e passeggere, come nel caso  di sporadici episodi d'impotenza, ma possono diventare molto invalidanti e distruggere un rapporto di coppia se persistono a lungo senza essere trattate.

 

L'approccio cognitivo-comportamentale mette a disposizione svariate tecniche di provata efficacia per combattere questi disturbi in tempi relativamente brevi. Solitamente l'intervento comprende incontri per risolvere conflitti di coppia e migliorare la comunicazione dei partner su tematiche sessuali, informazioni sulla sessualita', le pratiche sessuali piu' efficaci e lo svolgimento di esercizi di focalizzazione sensoriale per rompere il circolo vizioso generato dall'ansia da prestazione.

 

 

 

 

 

 

IL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO (DOC)

 

 

Caratteristiche essenziali del disturbo sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che creano allarme o paura e che costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali.

Come il nome stesso lascia intendere, il DOC e' quindi caratterizzato da ossessioni e compulsioni. Almeno l'80 percento dei pazienti con DOC ha sia ossessioni che compulsioni, meno del 20 percento ha solo ossessioni o solo compulsioni.

Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano piu' e piu' volte e sono al di fuori del controllo di chi li sperimenta. Tali idee sono sentite come disturbanti e intrusive, e, almeno quando le persone non sono assalite dall'ansia, sono giudicate come infondate ed insensate. Le persone con DOC possono preoccuparsi eccessivamente dello sporco e dei germi. Possono essere terrorizzate dalla paura di avere inavvertitamente fatto del male a qualcuno, di poter perdere il controllo di se' e diventare aggressive in certe situazioni, di aver contratto malattie infettive o di essere omosessuali, anche se di solito riconoscono che tutto cio' non e' realistico. Le ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come paura, disgusto, disagio, dubbi, o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel "modo giusto", e gli innumerevoli sforzi per contrastarle non hanno successo, se non momentaneo.

Le compulsioni vengono anche definite rituali o cerimoniali e sono  comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule mentalmente) messi in atto per ridurre il senso di disagio e l'ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni; costituiscono, cioe', un tentativo di elusione del disagio, un mezzo per cercare di conseguire un controllo sulla propria ansia. In generale tutte le compulsioni che includono la pulizia, il lavaggio, il controllo, l'ordine, il conteggio, la ripetizione ed il collezionare si trasformano in rigide regole di comportamento e sono spesso bizzarre e francamente eccessive.

 

RIFERIMENTI SCIENTIFICI

 

Andrews, G. et al. (2003). Trattamento dei disturbi d'ansia: guide per il clinico e manuali per chi soffre del disturbo.Torino: centro scientifico editore.

 

LETTURE CONSIGLIATE

 

Melli, G. (2003). Vincere le ossessioni.  Salerno: Ecomind.

 

SITI INTERNET

 

-         Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DISTURBO D'ANSIA GENERALIZZATA

 

Il disturbo d'ansia generalizzata è caratterizzato da:

 

1) continuo ed intenso stato di ansia e preoccupazione per numerose situazioni (problemi economici, lavoro, famiglia, salute ecc..)

 

2) sintomi fisici spiacevoli che accompagnano le preoccupazioni (tensione muscolare, stanchezza, difficoltà di concentrazione e sensazione di testa vuota, irritabilità, difficoltà a dormire)

 

3) preoccupazioni e sintomi fisici dell'ansia sono presenti quotidianamente, per la maggior parte della giornata, e da almeno 6 mesi

 

 

Le preoccupazioni sono considerate eccessive sia dagli altri che dal paziente che cerca inutilmente di controllarle o eliminarle.

 

Differentemente da quello che si può pensare si tratta di un disturbo piuttosto comune, colpisce infatti circa il 3 percento della popolazione.

 

Il programma di trattamento cognitivo-comportamentale che al momento si è dimostrato più efficace comprende 1) fase d'informazione sul disturbo e sulla natura dell'ansia e delle preoccupazioni; 2) tecniche di rilassamento; 3) ristrutturazione cognitiva; 4) gestione delle preoccupazioni; 5) metodo strutturato di risoluzione dei problemi.

 

 

RIFERIMENTI SCIENTIFICI

 

Andrews, G. et al. (2003). Trattamento dei disturbi d'ansia: guide per il clinico e manuali per chi soffre del disturbo.Torino: centro scientifico editore

 

SITI INTERNET

 

Centro Trattamento Disturbi d'Ansia (CETRADA)

Salute mentale e autoaiuto (ECOMIND)

Associazione auto-mutuo aiuto (AMA)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS

 

Il disturbo post-traumatico da stress si manifesta in alcune persone che hanno subito un grave trauma. Per trauma s'intende un evento che mette in pericolo la vita o causa dolore, malessere, paura, orrore e senso d'impotenza. Il danno o la grave minaccia possono riguardare se stessi o una persona cara. Gli eventi traumatici più comuni sono:

 

1) esperienze di guerra

2) aggressioni fisiche o abusi sessuali

3) incidenti stradali o aerei

4) uccisioni o ferimenti

5) emarginazioni e umiliazioni nel posto di lavoro

6) incendi

7) terremoti

8) inondazioni e uragani

 

Tali eventi traumatici producono in tutti gli individui che li subiscono forti reazioni emotive, soprattutto subito dopo l'evento. Nella maggioranza dei casi però le persone si riprendono e gradualmente la loro vita torna alla normalità. In certi casi invece a volte anche a distanza di mesi e anni dal trauma la persona comincia a mostrare i sintomi del disturbo post-traumatico:

 

- Ricordi o immagini angosciose dell'evento, incubi, flashback(rivivere l'evento nell'immaginazione), ansia, rabbia, senso di colpa, sudorazione, tensione al riaffiorare del ricordo

 

- evitamento di tutto ciò che ricorda l'evento, vuoti di memoria, perdita d'interesse per le cose quotidiane, sensazione di essere distaccato dalle persone amate, demoralizzazione, difficoltà nell'immaginare il futuro

 

- disturbi del sonno, irritabilità, rabbia, problemi di concentrazione, continuo stato di allarme

 

 

Il programma di trattamento cognitivo-comportamentale che al momento si è dimostrato più efficace comprende 1) fase d'informazione sul disturbo e sulla natura dell'ansia e dei traumi; 2) tecniche di rilassamento e di controllo dei pensieri; 3) esposizione alle situazioni evitate e ai ricordi; 4) ristrutturazione cognitiva.

 

 

RIFERIMENTI SCIENTIFICI

 

Andrews, G. et al. (2003). Trattamento dei disturbi d'ansia: guide per il clinico e manuali per chi soffre del disturbo.Torino: centro scientifico editore

 

LETTURE CONSIGLIATE

 

Guttman, J. (2000). Vincere lo stress. Roma: editori riuniti.

Tallis, F. (2000). Come dominare l'ansia. Roma: editori riuniti.

 

 

 

 

 

FOBIA SOCIALE

 

La fobia sociale è la paura di essere osservati, giudicati, o di essere al centro dell'attenzione.

In altre parole ciò che viene temuto è il giudizio negativo degli altri.. Gli individui affetti da fobia sociale vivono con il timore che gli altri possano trovarli incompetenti, goffi o strani.

Le paure si manifestano in varie situazioni sociali:

 

1) parlare in pubblico

2) andare a una festa

3) scrivere o firmare davanti a qualcuno

4) fare la fila

5) usare il telefono in presenza di altri

6) mangiare o bere in pubblico

7) usare mezzi di trasporto pubblico

8) usare bagni pubblici

 

Alcune persone hanno paura di perdere il controllo dell'intestino o della vescica o più in generale di mostrare i segni dell'imbarazzo' come rossore, tremore alle mani, sudorazione ecc..

Altri individui che soffrono di fobia sociale sono più preoccupati di come verrà giudicata una loro prestazione (ad esempio, un esame), in questo caso esiste il timore di non avere niente da dire o dire qualcosa di sbagliato, di apparire noioso o comunque inadeguato.

Sia nell'uno che nell'altro caso il fobico sociale sopporta con grande disagio le situazioni sociali e nella maggioranza dei casi comincia ad evitarle.

La fobia sociale può essere specifica se circoscritta ad una singola situazione sociale o generalizzata se coinvolge più situazioni.

la fobia sociale è un disturbo molto diffuso ne soffre una percentuale di persone compresa tra l'1,5 e il 4,5 percento, è più frequente nelle donne e tende ad avere un decorso cronico. Solitamente inizia nell'adolescenza ma spesso trascorre moltissimo tempo prima che chi ne soffre cerchi aiuto specifico.

Recentemente sono stati messi a punto programmi di trattamento di efficacia dimostrata nel trattamento della fobia sociale. Solitamente l'intervento singolo o di gruppo comprende: 1) componente psicoeducativa dove vengono date approfondite informazioni sul disturbo, sulle sue cause e su ciò che lo mantiene; 2) tecniche di gestione dell'ansia (rilassamento muscolare, respirazione diaframmatica); 3) ristrutturazione cognitiva; 4) esposizione graduale alle situazioni temute; 5) assertività (allenamento sulle tecniche di comunicazione)

 

RIFERIMENTI SCIENTIFICI

 

Andrews, G. et al. (2003). Trattamento dei disturbi d'ansia: guide per il clinico e manuali per chi soffre del disturbo.Torino: centro scientifico editore.

 

LETTURE CONSIGLIATE

 

Marshal, J. (2002). La paura degli altri. Editore TEA.

Edelman, R. (2001). Rossori e timidezze: come superare il

 

 

 

 

 

 

FOBIE SPECIFICHE

 

La fobia è un un tipo di paura che presenta le seguenti caratteristiche:

 

1) è particolarmente intensa (l'individuo in presenza dell'oggetto della sua paura puÚ provare aumento del battito cardiaco, sudorazione, tremore, mancanza d'aria, tensione muscolare, nodo allo stomaco e nausea, impulso a scappare, paura che possa accadere qualcosa di grave ecc..)

 

2) porta all'evitamento della situazione di cui si ha paura (il fobico non si avvicina all'oggetto temuto o fugge via, si distrae pensando ad altro o parlando con qualcuno, assume alcol o tranquillanti)

 

3) appare come insensata e irrazionale (spesso gli altri considerano tali paure come infantili e immotivate, chi le vive è consapevole di ciò ma  continua ad aver paura suo malgrado)

 

Le fobie più comuni sono:

 

- buio

- altezza

- animali (cani, insetti, rettili ecc..)

- spazi chiusi

- acqua

- sangue e ferite

 

 

Le fobie per quanto specifiche possono influenzare negativamente la vita di un individuo impedendogli di andare in posti o di fare cose desiderate.

 

L'approccio cognitivo-comportamentale è considerato in assoluto l'intervento migliore in quanto a brevità ed efficacia, per le fobie specifiche. Il cuore dell'intervento è l'esposizione graduale alle situazioni temute. Psicologo e paziente costruiscono insieme una gerarchia di situazioni temute dalla meno alla più paurosa che vengono affrontate con gradualità, o nella realtà o nell'immaginazione. Per aiutare il paziente ad affrontare le situazioni temute (ad eccezione della fobia per il sangue) vengono inoltre insegnate tecniche di controllo dell'ansia (rilassamento e respirazione diaframmatica).

 

 

RIFERIMENTI SCIENTIFICI

 

Andrews, G. et al. (2003). Trattamento dei disturbi d'ansia: guide per il clinico e manuali per chi soffre del disturbo.Torino: centro scientifico editore.

 

LETTURE CONSIGLIATE

 

Marks, IM (2002). Ansia e paure. Comprenderle, affrontarle e dominarle. Milano: McGraw-Hill.

 

SITI INTERNET

 

Centro Trattamento Disturbi d'Ansia (CETRADA)

 

 

INSONNIA

 

L'insonnia e' un problema che affligge circa 12 milioni di italiani, ovvero il 15-20 percento della popolazione. Questa percentuale raggiunge il 40 percento se consideriamo le persone con piu' di 65 anni. Chi soffre d'nsonnia generalmente lamenta uno o più dei seguenti sintomi:

1) Difficoltà ad addormentarsi

2) Numerosi o prolungati risvegli notturni

3) Risveglio molto presto al mattino

4) Sonno non riposante e di cattiva qualità

Questi sintomi devono essere presenti quasi ogni notte e da almeno 6 mesi per poter parlare d'insonnia cronica; inoltre devono provocare conseguenze negative durante il giorno come stanchezza, mancanza di concentrazione, irritabilità e umore "nero". Rigirarsi nel letto tutta la notte tentando di dormire e' un'esperienza molto frustrante e spiacevole. A volte l'insonnia e' un problema transitorio legato ad eventi di vita stressanti, e il sonno torna alla normalita' nell'arco di un mese. In altri casi, pero', le difficolta' a dormire possono durare mesi o anni, diventando una preoccupazione importante per una persona.

Si calcola che gli italiani spendano 150 milioni di euro all'anno in sonniferi. Un terzo degli insonni fa uso quotidiano di queste sostanze ed il 10 percento di questi li assume da oltre 10 anni. Il farmaco, d'altro canto, se utile nei casi piu' leggeri e transitori d'insonnia, puo' peggiorare il problema. Puo' infatti generare una dipendenza dalla sostanza, se utilizzato per un periodo prolungato, e diventare gradualmente meno efficace.   

 

Negli ultimi 20 anni, fortunatamente, sono state messe a punto strategie d'intervento non farmacologico che si sono rilevate molto efficaci sia nel migliorare la qualita' del sonno, sia nel facilitare la sospensione dell'utilizzo dei sonniferi.

Il 70-80 percento delle persone, che seguono un programma di trattamento cognitivo-comportamentale, migliora nettamente la qualita' del proprio sonno. Solitamente, al termine dell'intervento, le persone riferiscono di avere un sonno piu' profondo e meno disturbato dai risvegli notturni, inoltre dichiarano d'impiegare la meta' del tempo per addormentarsi. Un terzo delle persone diventano dei cosiddetti 'buoni dormitori'. Solitamente, al termine dell’intervento, sia il tempo che la persona impiega ad addormentarsi, sia quello in cui rimane sveglio nel cuore della notte non supera i 30 minuti. Al termine del trattamento, che prevede anche un programma di graduale sospensione dei sonniferi condotto da personale medico, il 77 percento dei partecipanti risulta non farne piu' uso.

Il trattamento ha solitamente una durata di 6-8 settimane con sedute settimanali singole o di gruppo di circa 1 ora. Gli obiettivi principali degli incontri sono:

1) fornire informazioni sull'insonnia e sulle basilari norme di igiene del sonno legate allo stile di vita

2) regolarizzare il ritmo sonno-veglia attraverso tecniche comportamentali specifiche

3) insegnare procedure di rilassamento

4) insegnare tecniche di distrazione e di controllo dei pensieri notturni

5) modificare idee errate e atteggiamenti dannosi nei confronti

dell'insonnia con l'utilizzo di specifiche tecniche cognitive

6) fornire indicazioni preziose per prevenire le ricadute

RIFERIMENTI SCIENTIFICI

Lichstein, K.L, e Morin, C.M. (2000). Treatment of late-life insomnia. London: Sage Publication Ltd.Morin, C. M. (1993). Insomnia. Psychological assessment and management. New York: Guilford Press.Morin, C.M, Hauri, P.J., Espie, C.A., Spielman, A.J., Buysse, D.J., Bootzin, R.R. (1999). Nonpharmacological treatment of chronic insomnia. Sleep, 8, 1134-1155.

 

 

IPOCONDRIA

 

La caratteristica essenziale della ipocondria e' la  preoccupazione o la convinzione di avere una grave malattia, basata sulla errata interpretazione di uno o piu' segni o sintomi fisici.

Perche' si possa parlare di ipocondria, ovviamente, una valutazione medica completa deve avere escluso qualunque condizione medica generale che possa spiegare pienamente i suoi  segni o sintomi fisici (per quanto possa talora essere presente una condizione medica generale concomitante).

L'aspetto principale dell'ipocondria e' che  la paura o la convinzione ingiustificate di avere una malattia persistono nonostante le rassicurazioni mediche.

Nell'ipocondria la preoccupazione puo' riguardare le funzioni corporee (per es. il battito cardiaco, la traspirazione o la peristalsi); alterazioni fisiche di lieve entita' (per es. una piccola ferita o un occasionale raffreddore); oppure sensazioni fisiche vaghe o ambigue (per es. "cuore affaticato", "vene doloranti").

La persona attribuisce questi sintomi o segni alla malattia sospettata ed e' molto preoccupata per il loro significato e per la loro causa. Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o simultaneamente.

In alternativa ci puo' essere preoccupazione per un organo specifico o per una singola malattia (per es. la paura di avere una malattia cardiaca).  Visite mediche ripetute, esami diagnostici e rassicurazioni da parte dei medici servono poco ad alleviare la preoccupazione concernente la malattia o la sofferenza fisica. Per esempio, un soggetto preoccupato di avere una malattia cardiaca non si sentira' rassicurato dalla ripetuta negativita' dei reperti delle visite mediche, dell'ECG, o persino della angiografia cardiaca.

I soggetti con l'ipocondria possono allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia, se vengono a sapere che qualcuno si e' ammalato, o a causa di osservazioni, sensazioni, o eventi che riguardano il loro corpo.

La preoccupazione riguardante le malattie temute spesso diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di se', un argomento abituale di conversazione, e un modo di rispondere agli stress della vita.

 

L'intervento cognitivo-comportamentale aiuta chi soffre d'ipocondria ad interpretare in maniera corretta i sintomi corporei e a correggere errori di pensiero che mantengono le preoccupazioni e alimentano le richieste di rassicurazioni ed esami medici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ATTACCHI DI PANICO E AGORAFOBIA

 

Tachicardia, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore, sono solo alcuni dei sintomi che caratterizzano un attacco di panico.

Chi l'ha provato la descrive come un esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata, almeno la prima volta. E' ovvio che la paura di un nuovo attacco diventa immediatamente forte e dominante.

Il singolo episodio, quindi, sfocia facilmente in un vero e proprio disturbo di panico, piu' per "paura della paura" che altro. La persona si trova rapidamente invischiata in un tremendo circolo vizioso che spesso si porta dietro la cosiddetta "agorafobia", ovvero l'ansia relativa all'essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un attacco di panico inaspettato.

Diventa cosi pressoche' impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus o guidare l'auto, stare in mezzo alla folla o in coda, e cosi via.

Il paziente diviene schiavo del suo disturbo e costringe suo malgrado familiari e amici a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque. Questo spesso compromette rapporti di coppia e lascia la persona che soffre di panico sola con un disturbo che gli altri raramente comprendono. Inoltre, il ritiro dalla vita sociale e l'impossibilita' di fare cose un tempo fonte di piacere, gettano frequentemente il paziente in un grave stato depressivo.

 

Fortunatamente l'approccio cognitivo-comportamentale ha messo a punto linee d'intervento efficaci per questo disturbo. Solitamente il trattamento comprende una fase d'informazione accurata sulle cause del problema e su cio' che lo mantiene. In secondo luogo vengono insegnate tecniche di respirazione diaframmatica e rilassamento muscolare progressivo per gestire i sintomi del panico. La terza fase comprende interventi di esposizione graduale alle situazioni temute; successivamente vengono apprese tecniche per individuare e modificare i pensieri negativi responsabili dello scatenarsi dell'attacco. Infine tecniche di esposizione enterocettiva aiutano il paziente ad aumentare la tolleranza ai sintomi fisici tipi del panico.

 

RIFERIMENTI SCIENTIFICI

 

Andrews, G. et al. (2003). Trattamento dei disturbi d'ansia: guide per il clinico e manuali per chi soffre del disturbo.Torino: centro scientifico editore.

 

LETTURE CONSIGLIATE

 

Greenberger, D. et al. (1998). Penso dunque mi sento meglio. Trento: edizioni Erickson.

Spagnulo, P. e Falcone, M. (2001). Ansia e attacchi di panico. Salerno: Ecomind.

 

SITI INTERNET

 

Centro Trattamento Disturbi d'Ansia (CETRADA)

Salute mentale e autoaiuto (ECOMIND) 

Lega Italiana Disturbo Attacchi di Panico (LIDAP)

 

 

 

 

 

 

VALUTAZIONI NEUROPSICOLOGICHE

 

Presso lo studio del Dott. Coradeschi è possibile effettuare esami neuropsicologici per valutare:

 

1) quoziente intellettivo e la funzionalità cognitiva generale

 

2) grado di deterioramento demenziale

 

3) funzionalità del linguaggio

 

4) funzionalità della memoria

 

5) funzionalità prassica (motricità)

 

6) funzionalità visuo-spaziale

 

 

Gli esami disponibili sono i seguenti:

 

SCREENING NEUROPSICOLOGICO INIZIALE1. MMSE: funzionamento cognitivo globale2. Digit Span: memoria breve termine3. Trail making test: funzioni esecutive (pianificazione e attenzione)4. Copia disegno: aprassia costruttiva5. Doppi compito: attenzione suddivisa6. Memoria di prosa: memoria lungo termine7. Figure aggrovigliate: agnosia visiva8. Disegno spontaneo: aprassia ideativa9. Fluenza verbale: afasia (produzione)10. Disegno orologio: neglect11. Riconoscimento stimolo visivo: agnosia visiva12. Riconoscimento stimolo tattile: agnosia tattile13. Raven (ridotto):Q.I. (fattore G)14. Prove prassiche: aprassia ideomotoria15. Astrazione: funzioni cognitive superiori 16. Test dei gettoni: linguaggio (comprensione)17. Stime cognitive: funzioni cognitive superiori MEMORIA

-MEMORIA INCIDENTALE SEMANTICA -MEMORIA INCIDENTALE FONEMICA-SPAN NUMERICO               -SPAN VERBALE                              -RIPETIZIONE DI FRASI                   

- TEST DEL BREVE RACCONTO              - APPRENDIMENTO DI TRE LISTE DI PAROLE            - APPRENDIMENTO DI COPPIE DI PAROLE                     - APPRENDIMENTO SUPRA-SPAN VERBALE                  ATTENZIONE

-MATRICI ATTENTIVE               -NUMERAZIONE AL CONTRARIOLINGUAGGIO

-SCENA COMPLESSA                        -COMPRENSIONE DI PAROLE            COMPRENSIONEAPRASSIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PUBBLICAZIONI

 

1)  Coradeschi D. (2002). Trattamento cognitivo-comportamentale dell'insonnia di mantenimento in uno studente universitario. Congresso nazionale di Psicologia Clinica, Bellaria.

2)  Coradeschi D. (2003). Il trattamento cognitivo comportamentale dell'insonnia: studio di un caso. Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, 9, 59-67.

3)  Coradeschi D. (2004). Il trattamento cognitivo-comportamentale dell'insonnia in studenti ed anziani: confronto tra due interventi multicomponenziali. Tesi di Dottorato in Psicologia Sociale e della Personalita', Universita' di Padova.

4)  Coradeschi D. Dorz S., Novara C. (2002). Disturbo ossessivo-compulsivo, bulimia nervosa e stile di attaccamento adulto. Congresso nazionale di Psicologia Clinica, Bellaria.

5)  Coradeschi D. Ghisi, M., Rizzi, L., Terziani, S., Sanavio, E. (2003). Il trattamento cognitivo-comportamentale dell'insonnia in studenti ed anziani: confronto tra due interventi. XII Congresso Nazionale dell' Associazione Italiana Analisi  e Modificazione del Comportamento, Pescara.

6)  Coradeschi D. Ghisi, M., Terziani, S., Sanavio, E. Trentin, R. (2003). Il trattamento non farmacologico dell’insonnia in studenti universitari: risultati preliminari. IV° Convegno Nazionale La prevenzione nella scuola e nella comunita', Padova.

7)  Coradeschi D. Novara, C.,  Morin, C. (2001). Dysfunctional Beliefs and Attitudes about Sleep Questionnaire: versione italiana ed analisi della fedelta'. / Dysfunctional Beliefs and Attitudes about Sleep Questionnaire: Italian version and reliability analysis, Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, 6, 33-44.

8)  Coradeschi D. Novara, C., Sanavio E. (2001). Relationship among adult attachment style, pre-sleep cognitions and dysfunctional beliefs about sleep. XXXI Annual Congress of the European Association for Behavioural and Cognitive Therapies, Istanbul, Turkey.

9)  Coradeschi D. Sanavio, E. (2002). Strategie di controllo dei pensieri durante la latenza di addormentamento: un confronto tra buoni e cattivi dormitori. V  Congresso nazionale della Societa' Italiana di Psicologia della Salute, Firenze.

10)  Coradeschi D. Sanavio, E. (2002). Aspetti funzionali del paziente insonne. Congresso Annuale dell'Associazione Italiana di Medicina del Sonno, Perugia.

11)  Coradeschi D. Sica, C., Sanavio, E. (2003). Italian version of Beck Anxiety Inventory: psychometric properties and factorial analysis. Journal of Anxiety Disorders (submitted).

12)  Coradeschi D. Sica, C., Sanavio, E. , Dorz, S., Novara, C. (2003). Versione italiana del Beck Anxiety Inventory: caratteristiche psicometriche ed analisi fattoriale. XII Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana Analisi  e Modificazione del Comportamento, Pescara.

13) Dorz, S., Novara, C., Sica, C.,  Coradeschi D. Ghisi, M.,  Sanavio, E. (2003). Il disturbo ossessivo-compulsivo: studio di validazione italiana dell’Obsessive Beliefs Questionnaire (OBQ) e dell’Interpretations of Intrusions Inventory (III). 8° Congresso Nazionale della Società Italiana di Psicopatologia

14) Franceschina E., Coradeschi D. (2002). CBA 2.0: Scale secondarie. In Sanavio E. (Ed.), Le scale CBA. Milano: Franco Angeli.

15) Sica, C., Coradeschi D., Dorz, S.,  Ghisi, M. (2003). La valutazione delle cognizioni ossessive in un campione clinico: caratteristiche psicometriche dell'Obsessive Beliefs Questionnaire e dell'Interpretations of Intrusions Inventory. 1 Giornata di studio dell'Associazione Italiana Disturbo Ossessivo Compulsivo, Roma.

16) Sica, C.,  Coradeschi D., Dorz S., Novara C., Sanavio E. (2002) Clinica del disturbo ossessivo-compulsivo: i "domini cognitivi" individuati dall'Obsessive Compulsive Cognitions Working Group (OCCWG). Congresso nazionale di Psicologia Clinica, Bellaria.

17) Sica, C.,  Coradeschi D., Dorz, S. Novara, C., Sanavio, E. (2004). The assessment of obsessive cognitions in a clinical sample: psychometric properties of the Obsessive Beliefs Questionnaire and the Interpretations of Intrusions Inventory. Journal of Anxiety Disorders, 18, 291-307.

18) Sica, C., Novara, C. Sanavio, E., Dorz, S., Coradeschi D. (2002). Obsessive Compulsive Disorder Cognitions Across Cultures. In Frost, R.O. e Steketee, G. (eds.), Cognitive Approaches to Obsession and Compulsions: Theory Assessment and Treatment (pp.371-384). Pergamon Press.