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Disturbo d’ Ansia da Separazione

ansia da separazione

Durante l’infanzia, in diverse fasi del processo evolutivo l’ansia da separazione può essere di natura transitoria, in quanto ingrediente naturale del processo di crescita.
Nei bambini, la riluttanza a lasciare un genitore o un’altra persona di riferimento è il segnale che l’attaccamento tra bambino e “caregiver” è avvenuto. Normalmente, tali difficoltà vengono superate in modo spontaneo con lo sviluppo dei processi cognitivi e la maturazione di una maggiore sicurezza emozionale. In questi termini l’ansia da separazione compare a partire dalla seconda metà del primo anno di vita, raggiunge la massima intensità verso i 14-20 mesi e gradualmente diventa meno frequente e meno intensa durante l’infanzia e nel periodo prescolare. Diversamente è possibile essere in presenza di un disturbo d’ansia da separazione, se le manifestazioni di ansia risultano clinicamente significative, eccessive e di lunga durata.

DEFINIZIONE
Secondo il DSM-IV-TR il bambino con Disturbo d’Ansia da Separazione mostra un’ansia eccessiva e inadeguata rispetto al livello di sviluppo raggiunto, nelle situazioni che implicano la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato, con esordio prima dei 18 anni.
Perché il problema possa essere definito disturbo devono essere presenti almeno 3 dei seguenti elementi:
1) Il bambino ha una sensazione di forte Malessere tutte le volte che si verifica la separazione da casa o dalle principali figure di attaccamento o persino quando pensa alla separazione.
2) Il bambino mostra una preoccupazione immotivata di perdere le principali figure di attaccamento, o che accada loro qualche cosa di pericoloso.
3) Il bambino mostra una preoccupazione infondata che succeda qualcosa che possa provocare la separazione dalle figure di attaccamento, come ad esempio perdersi o essere rapito.
4) Il bambino si rifiuta di allontanarsi da casa per la paura della separazione, ad esempio non vuole andare a scuola.

5) Il bambino manifesta forte paura o  di stare solo a casa o senza le principali figure di attaccamento, oppure più in generale senza adulti significativi.
6) Il bambino non vuole andare a dormire senza avere vicino uno dei personaggi principali di attaccamento, per cui non riesce a dormire fuori casa.
7) Il bambino fa spesso incubi sul tema della separazione.
8) Il bambino manifesta frequenti sintomi fisici, ad esempio mal di testa, dolori di stomaco, nausea o vomito ogni volta che si verifica o si prospetta il pensiero della separazione dalle principali figure di attaccamento.
I sintomi descritti durano almeno 4 settimane, e causano una sofferenza al bambino oppure una compromissione dell’area sociale, scolastica o di altre importanti aree del funzionamento psicologico.
L’Esordio viene specificato come Precoce se avviene prima dei 6 anni di età.

Manifestazioni e disturbi associati

I bambini con questo disturbo in genere provengono da famiglie molto unite; quando vengono separati dalle figure di attaccamento, possono mostrare ritiro, apatia, tristezza o difficoltà a concentrarsi nel gioco e spesso hanno bisogno di sapere dove si trovano e di mantenere contatti telefonici. A seconda dell’età possono aver paura dei mostri, del buio, degli animali, dei viaggi, degli incidenti, di situazioni percepite come pericolose per l’integrità loro e della loro famiglia. Si possono lamentare che nessuno li ami e desiderare di morire, possono mostrare rabbia o aggressività contro chi sta forzando la separazione.

I bambini sono spesso intrusivi, bisognosi di attenzione costante e spesso divengono una fonte di frustrazione per i genitori e portano conflittualità. A volte sono coscienziosi, compiacenti e desiderosi di piacere, possono lamentare problemi somatici.
L’ansia e l’anticipazione della separazione possono divenire evidenti nella media fanciullezza. Sebbene gli adolescenti con questo disturbo possano negare l’ansia riguardo alla separazione, essa può essere riflessa dalla loro limitata attività indipendente e dalla riluttanza a lasciare la casa. Il disturbo può svilupparsi dopo qualche evento di vita stressante. Le minacce di separazione possono portare il bambino a crisi di ansia estrema ed anche ad attacchi di panico.

FATTORI POTENZIALMENTE SCATENANTI
Tale disturbo può essere innescato da eventi stressanti di diverso tipo:
traslochi,
cambiamento di scuola,
morte di un parente o di un animale domestico,
malattie,
separazione dei propri genitori o di persone conosciute.
L’esordio può avvenire anche in età prescolare e comunque prima dei 18 anni.
Tale disturbo è più frequente tra i parenti biologici di primo grado ed è più frequente nei figli di madri con Disturbo di Panico.
Il tasso di remissione del disturbo d’ansia da separazione è alto.
Tuttavia, si alternano periodi in cui il disagio diventa più grave e periodi in cui diminuisce.
La remissione totale dell’ansia da separazione dipende dallo sviluppo di un adeguato senso di sicurezza e fiducia nelle persone che non fanno parte del nucleo familiare, nell’ambiente, e nel ritorno dei propri genitori dopo l’allontanamento.
Altri fattori che contribuiscono allo sviluppo e mantenimento nel tempo dell’ansia da separazione è come reagiscono i genitori di fronte al problema e di come cerchino di affrontarlo e risolverlo, proprio per questo motivo i genitori vengono coinvolti attivamente nella fase di trattamento.

TRATTAMENTO cognitivo comportamentale

Il trattamento del disturbo da ansia da separazione prevede quasi sempre il coinvolgimento dei genitori, sotto i 10 anni, a volte è sufficiente lavorare attraverso i genitori senza coinvolgere direttamente il bambino.
I passi da compiere per definire e raggiungere gli obiettivi sono i seguenti:
OSSERVAZIONE STRUTTURATAI genitori saranno chiamati a osservare, per un periodo di almeno due settimane, le situazioni in cui il bambino manifesta il disturbo secondo il metodo cognitivo comportamentale dell’analisi funzionale, attraverso schede di monitoraggio apposite per identificare fattori scatenanti e perpetuanti del disturbo.
INTERVENTO PSICOEDUCATIVOQuesto tipo di intervento ha come obiettivo quello di rendere noto ai genitori e al bambino, che cosa è un disturbo d’ansia da separazione che funzioni ha e quali sono i fattori che lo mantengono nel tempo emerse grazie all’analisi funzionale .
TECNICHE DI ESPOSIZIONE una volta identificate le situazioni temute dal bambino verranno strutturate delle esposizioni graduali concordate con il genitore e con il bambino per affrontare le situazioni temute in modo accettabile e fronteggiabile, senza sperimentare un’intensità emotiva eccessiva, ma accettabile e gestibile:
es. la sera prima di andare a dormire il genitore si avvicina al figlio e gli dà la buona notte dicendogli “sono nell’altra stanza, tra cinque minuti vengo a guardarti” invece di stare nel letto con il figlio come accadeva prima, ma senza farlo sentire totalmente abbandonato “tanto non c’è niente da temere!”
l’obiettivo finale sarà senz’altro arrivare a farlo addormentare da solo, ma questo avverrà gradualmente.
TECNICHE DI RINFORZOogni volta che il bambino raggiungerà un obiettivo o riuscirà ad affrontare anche solo una piccola parte del suo percorso di autonomia, verrà lodato e rinforzato da chi gli sta accanto.
TOKEN ECONOMYtra le tecniche di rinforzo maggiormente efficaci in questi casi c’è la token ecomony, che consiste nella definizione, condivisa con il bambino, di obiettivi da raggiungere a breve, medio e lungo termine e sulla base degli obiettivi perseguiti verranno definiti anche i rispettivi premi, che permetteranno il bambino di motivarsi a superare la sua ansia e gli permetteranno al contempo di sperimentare di essere capace di fronteggiare la paura.
TRAINING EMOTIVO rivolto ai genitoriquesto tipo di training permette ai genitori di comprendere emotivamente (empatizzare)il proprio figlio e di sperimentare le proprie emozioni in relazione alle difficoltà del bambino, imparando a gestire se stessi restando guida per il figlio. Acquisire questo tipo di consapevolezza emotiva può permettere al genitore di favorire lo sviluppo di un attaccamento sicuro al bambino che riuscirà così a separarsi dai genitori senza il timore che accada qualcosa di terribile. “il mio bambino può affrontare la vita e io genitore gli do fiducia, non tempo che non ce la faccia, perché anche se ciò accadesse lo affronterà e io gli starò accanto!”
STABILIRE UN PERCORSO DI AUTONOMIA vengono stabiliti degli obiettivi di autonomia del bambino, da quelle per lui più semplici a quelle per cui ci vorrà sempre più impegno.
Favorire situazioni in cui il bambino sperimenta l’autonomia è fondamentale per accrescere il senso di autoefficacia e di sicurezza in se stesso, è importante quindi che il genitore impari a non sostituirsi al figlio in tutte quelle attività che per età e abilità il figlio può compiere da solo: per es. un bambino di 7 anni può vestirsi, lavarsi, preparare la cartella, aiutare ad apparecchiare la tavola, se un genitore si sostituisce a lui implicitamente comunica che non è in grado di farlo.

Bibliografia:
Celi F. (2002), Psicopatologia dello sviluppo: storie di bambini. McGraw-Hill, Milano
Di Pietro M., Dacomo M., (2007) Giochi e attività sulle emozioni: nuovi materiali per l’educazione razionale emotiva. Erickson. Trento

Studio Coradeschi: cosa possiamo offrirvi

Il punto di forza del nostro studio è la presenza al suo interno di varie professionalità tra cui psicologi, psichiatri e psicoterapeuti. Questo ci permette di garantire ai nostri pazienti una valutazione psicodiagnostica moderna, completa e approfondita; ci consente inoltre d'individuare la strategia di trattamento più efficace e adatta ai bisogni di ogni specifico individuo.
Il nostro desiderio di stare al passo con i progressi delle scienze psicologiche, ci impone un continuo processo di formazione e aggiornamento, che riteniamo peraltro, un dovere verso i nostri pazienti. In tal senso, riserviamo particolare attenzione, al proporre alle persone che chiedono il nostro aiuto, solo protocolli di cura che abbiano ottenuto dalla comunità scientifica il benestare ad entrare a far parte delle psicoterapie di provata efficacia.

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