Psicologia, Psichiatria e Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale Centro di Schema Therapy EMDR e Mindfulness ad Arezzo

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CONSULENZA NUTRIZIONALE: nuovo servizio offerto dallo Studio Coradeschi

Dalla sua nascita nel 2001, la politica dello studio Coradeschi è sempre stata quella di una presa in carico dei nostri pazienti il più possibile completa e individualizzata. Per questo motivo la nostra equipe è composta da figure professionali diverse, che agendo in sinergia possano fornire una risposta efficace e adatta  alla complessità delle problematiche che i nostri pazienti ci portano. Da oggi oltre alla possibilità di avvalersi di un servizio di psicologia, psicoterapia e psichiatria, i nostri pazienti, qualora necessario, potranno effettuare  una consulenza dietistica e nutrizionale.

I professionisti dello Studio Coradeschi danno il benvenuto alla nuova collega Martina Martelli, dietista nutrizionista e specialista in scienze dell’alimentazione. Di seguito una breve presentazione della dott.ssa Martelli e dei suoi ambiti d’intervento. Buona lettura.

Mi sono laureata nel 2016 in Dietistica, presso l’Università degli Studi di Firenze con la votazione di 110/110 con lode presentando una tesi sperimentale “Correlazione tra stato nutrizionale e qualità di vita in pazienti affetti da anoressia nervosa restricted e binge purging”.
Nel settembre 2018 ho conseguito la laurea magistrale in Scienze dell’Alimentazione presso l’Università degli Studi di Firenze con la votazione di 110/110 con lode sviluppando una tesi sperimentale dal titolo “Analisi della composizione corporea in pazienti affetti da Disturbo da Alimentazione Incontrollata”.
Durante gli anni di formazione universitaria, ho svolto tirocinio curriculare presso varie strutture quali Ospedale Serristori (Figline Valdarno), Centro IRCCS Don Carlo Gnocchi (Scandicci), Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi (Firenze Rifredi), Casa di Cura Villa dei Pini (Firenze).
Inoltre, per 1 anno, in qualità di dietista volontaria presso la casa di cura Villa dei Pini di Firenze, ho svolto varie attività attinenti alla figura professionale del dietista in collaborazione con un team di professionisti necessario per il trattamento dei disturbi alimentari (anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata, obesità): rilevazione di misure antropometriche, elaborazione ed eventuali variazioni di piani alimentari, colloqui individuali con pazienti, conduzione di gruppi di educazione alimentare e mindful eating e assistenza al pasto.
Da circa 4 anni, collaboro con la dott.ssa Barbara Fornaciai, dietista nutrizionista esperta nel trattamento dei disturbi alimentari, esperienza che mi ha permesso di apprendere e migliorare la gestione delle varie problematiche in termini di alimentazione.
Nel Gennaio 2017 ho tenuto un incontro rivolto agli studenti relativo ai disturbi alimentari presso l’Istituto statale di istruzione superiore “Morante” – “Ginori Conti” di Firenze.
Ricopro inoltre il ruolo di dietista per la Comunità Terapeutica “Casa di Francesco e Chiara” di Vinci per la quale ho elaborato un menu, corredato da un ricettario e ho condotto gruppi di educazione alimentare, all’interno della struttura, rivolti al personale ed ai ragazzi ricoverati.
Ho sempre avuto particolare interesse per il trattamento dei disturbi alimentari, portando avanti sia esperienze cliniche volontarie che aggiornamenti.
Nel 2018, ho infatti seguito, con il Dott. Riccardo Dalle Grave e la Dott.ssa Simona Calugi presso la Scuola Cognitiva di Firenze, un corso di formazione relativo alla CBT – E (Enhanced Cognitive Behaviour Therapy, Terapia Cognitivo Comportamentale “migliorata”), il trattamento raccomandato dalle linee guida NICE del 2017 per tutti i disturbi dell’alimentazione (anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da binge-eating, altri disturbi dell’alimentazione con e senza specificazione) sia per gli adulti sia per gli adolescenti.
Parallelamente, mi occupo di alimentazione nella pratica sportiva, disciplina nella quale mi sono specializzata nel 2018, frequentando un corso di formazione professionale di nutrizione nelle varie discipline sportive, Nutrimedifor con sede a Milano, e seguendo tuttora corsi di aggiornamento relativi alla pratica sportiva e alla valutazione corporea tramite impedenziometria (Bioelectrical Impedance Analysis – BIA).
Svolgo, dal 2017, attività di libera professione in vari studi medici presso Firenze, Pontassieve, Borgo San Lorenzo, Figline Valdarno, Arezzo.
Dal 2017 sono iscritta all’albo della professione sanitaria di dietista, presso l’Ordine TSRM PSTRP di Firenze Arezzo Prato Pistoia Lucca Massa-Carrara al n° 17, all’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID) e all’Associazione Tecnico Scientifica dell’Alimentazione, Nutrizione e Dietetica (ASAND).
Dal 2019 sono inoltre iscritta all’Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del peso (AIDAP).
Credo nel lavoro di squadra per raggiungere al meglio gli obiettivi e soddisfare le esigenze di ciascuno; promuovo un’alimentazione completa ed equilibrata associata non semplicemente alla perdita di peso, ma alla tutela del proprio stato di salute e al trattamento di stati patologici, mantenendo il piacere ed il gusto del cibo.

Titoli accademici e professionali

Dietista Nutrizionista, Specialista in Scienze dell’Alimentazione.
Iscritta all’albo della professione sanitaria di dietista, presso l’Ordine TSRM PSTRP di Firenze Arezzo Prato Pistoia Lucca Massa-Carrara al n° 17.
Socio professionista AIDAP (Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del peso), ANDID (Associazione Nazionale Dietisti) e ASAND (Associazione Tecnico Scientifica dell’Alimentazione, Nutrizione e Dietetica).

Aree d’ interesse e specializzazione

• Trattamento dei disturbi alimentari (Anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da abbuffate incontrollate, binge eating disorder)
• Alimentazione nella pratica sportiva
• Intervento finalizzato al dimagrimento
• Trattamento di patologie quali dislipidemie (ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia), diabete tipo 1 e 2, ipertensione, sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), allergie alimentari e celiachia, intolleranza al lattosio, disturbi gastrointestinali (gastrite, reflusso gastroesofageo, ernia iatale, stipsi, sindrome dell’intestino irritabile (IBS), morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa (RCU), diverticolosi e diverticolite).
• Trattamento delle varie fasi tipiche di una donna (menopausa, gravidanza, diabete gestazionale, svezzamento, allattamento)
• Trattamento delle problematiche tipiche dell’adolescenza e dell’infanzia: sovrappeso, sottopeso, cattivi abitudini alimentari (alimentazione selettiva con esclusione di frutta, verdura, legumi ecc…)

Il primo pilastro della Mindfulness: IL NON GIUDIZIO

Quasi tutto ciò che vediamo o con cui entriamo in contatto viene etichettato dalla mente come “buono” o “cattivo”. Reagiamo ad ogni esperienza in termini di quello che riteniamo essere il suo valore per noi. Alcune cose, persone ed eventi sono classificati “buoni” perché, per una ragione o per l’altra, ci fanno sentire bene. Altri vengono altrettanto immediatamente classificati “cattivi” perché ci fanno sentire male. Il resto viene classificato come “neutro” perché ci sembra che non abbia una particolare importanza per noi. Le cose, persone ed eventi che appartengono a quest’ultima categoria li escludiamo quasi dal campo della nostra attenzione: di solito sono quelli che troviamo più noioso osservare.

L’abitudine di classificare il contenuto della nostra esperienza in base a giudizi, innesca un insieme di reazioni meccaniche di cui non ci rendiamo conto e che spesso non hanno fondamento obiettivo. La costante attività giudicante della mente ci rende difficile trovare uno stato di pace interiore: la mente si comporta come uno yoyo, che tutto il giorno va su e giù lungo la corda dei nostri giudizi positivi e negativi.

Se vuoi verificare tu stesso questa descrizione, prova a fare attenzione a quante volte nel corso di dieci minuti, mentre sei occupato in una delle tue normali attività quotidiane, sorge in te un giudizio del tipo “mi piace” o “non mi piace”.

Per arrivare ad una gestione più efficace dello stress, il primo passo è renderci conto di questa attività di giudizio automatica nella nostra mente, aprendo la possibilità di liberarci dalla tirannia dei giudizi.

Durante la pratica della consapevolezza (“mindfulness”), è importante riconoscere questa attività giudicante della mente ogniqualvolta si presenta e assumere l’atteggiamento di un testimone imparziale, osservandola semplicemente. Quando un giudizio si presenta, non occorre che lo reprimi. Basta che tu te ne renda conto. Non si tratta di giudicare il giudizio sbagliato, complicando ulteriormente le cose.

Per esempio, supponiamo che tu stia praticando l’osservazione del respiro; a un certo punto può darsi che la tua mente dica qualcosa come “che noia”, o “questo non funziona”, o “non ci riesco”. Questi sono giudizi. Quando si presentano, è importante che tu li riconosca come tali e che ricordi che la pratica comporta una sospensione dei giudizi e la semplice osservazione di qualsiasi cosa si presenti, compresi i tuoi pensieri giudicanti, senza lasciarti coinvolgere e senza agire su di essi in alcun modo. Poi ritorni all’osservazione del respiro.

(tratto da: “Vivere momento per momento” di Jon Kabat-Zinn, pp.32-33)

Per informazioni sui nostri prossimi corsi di Mindfulness clicca QUI

LO PSICOLOGO GIURIDICO

Chi è lo psicologo giuridico?

È uno psicologo regolarmente iscritto all’Ordine degli Psicologi, che ha conseguito una ulteriore formazione specifica in ambito psicoforense, per conoscere le leggi e per adattare i modelli (interpretativi e operativi) della psicologia a questioni legali.

In ambito giuridico, lo psicologo viene chiamato principalmente a rispondere ai quesiti posti dal Giudice ogni qualvolta vi sia la necessità di un’indagine condotta da una persona che possieda specifiche competenze tecniche (art.61 c.p.c. e 220 c.p.p.), quando cioè il Giudice ha bisogno delle conoscenze scientifiche di un esperto per tematiche prettamente psicologiche, che non sono di sua competenza.

Lo psicologo giuridico è quindi uno psicologo che si è specializzato anche su aspetti legali in modo da poter fornire un aiuto al Giudice su questioni psicologiche (quali le dinamiche familiari, la psicologia dell’età evolutiva, la valutazione della personalità, ecc.) e da “tradurre” il linguaggio tecnico da psicologico a giuridico.

Dove lo troviamo?

Nella Giustizia lo psicologo può essere chiamato come esperto in diversi ambiti:

  • Civile (Tribunale Ordinario e dei Minorenni)

Per esempio, sull’affidamento dei figli, le modalità di visita del genitore non collocatario, la valutazione delle capacità genitoriali o la necessità di affidamento extra-familiare, nei casi di separazione e divorzio; la valutazione del danno psichico nelle cause di risarcimento; l’idoneità genitoriale ai fini dell’adozione nazionale/internazionale; la valutazione per l’interdizione; la valutazione psicologica nei casi di riattribuzione del sesso; oppure la valutazione della capacità di intendere e volere nei casi di annullamento di testamenti, donazioni, contratti, ecc.

  • Penale (Tribunale Ordinario e dei Minorenni)

Per esempio, sulla valutazione della capacità di intendere o volere al fine di determinare l’imputabilità dell’autore di un reato e la sua pericolosità sociale; la capacità di stare in giudizio e di rendere testimonianza della vittima e dei testimoni di un reato; la valutazione della personalità del Minore autore di reato o della vittima, ecc.

  • Di Sorveglianza

Per esempio, possono collaborare con l’amministrazione penitenziaria; offrire sostegno agli imputati durante il processo e ai neo-detenuti; valutare il rischio suicidario dei detenuti; essere inseriti nel sistema sanitario, ecc.

  • Ecclesiastico

Sulla valutazione de vizi del consenso (per insufficiente uso di ragione, difetto nel giudizio dei diritti/doveri matrimoniali, incapacità di assumere gli obblighi del matrimonio per cause di natura psichica) nei casi di nullità del matrimonio cattolico.

Perito, CTU, CTP: chi sono?

Abbiamo visto come il Giudice, qualora necessiti di chiarimenti specifici, abbia la facoltà di nominare un proprio esperto a cui porre un quesito.

In ambito penale, l’esperto incaricato dal Giudice prende il nome di Perito, mentre l’esperto del PM prende il nome di Consulente Tecnico del Pubblico Ministero (CT-PM). Di conseguenza, la risposta al quesito prende il nome Perizia.

In ambito civile, l’esperto del Giudice prende il nome di Consulente Tecnico di Ufficio (CTU) e il suo elaborato finale è la Consulenza Tecnica di Ufficio (ancora CTU).

Sia nel penale che nel civile, le parti in causa hanno diritto di nominare a loro volta dei Consulenti Tecnici di Parte (CTP).

Va comunque precisato che il Giudice è il solo e unico “Peritus peritorum”, ossia “il Perito dei periti”, ciò significa che ha la facoltà di accettare o meno le conclusioni peritali e, in caso lo ritenga opportuno, può decidere in autonomia.

Corso mattutino di Mindfulness

 

Quando: il lunedì mattina dalle 9 alle 11 a partire dal 7 ottobre.

Durata: 8 incontri di 2 ore

Dove: Spazio Seme, via Pantano 36 – Arezzo

Conduce il Dott. Davide Coradeschi

Per maggiori informazioni sulla mindfulness clicca qui

Come iscriversi o ricevere ulteriori informazioni sui corsi?

  • Segreteria Studio Coradeschi: 0575 354935 (lasciare nominativo e recapito telefonico)
  • Email:  mindfulnessarezzo@gmail.com

CORSO SERALE. Programma basato sulla Mindfulness

 

 

 

 

Dal 10 ottobre i nostri corsi anche in orario serale

Ogni Giovedì dalle 19 alle 21 presso Spazio Seme

Per info e contatti minduflnessarezzo@gmail.com  oppure cel 3398414536

I gruppi saranno condotti dalla Dr.ssa Elena Mannelli Psicologa Psicoterapeuta Insegnante qualificato MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction)

 

STUDIO CORADESCHI: SERVIZIO DI PSICHIATRIA AD AREZZO

Diamo il benvenuto alla Dottoressa Elisa Compagno medico-chirurgo e specialista in psichiatria che si è, di recente, unita alla nostra equipe.
Siamo orgogliosi di averla tra noi, in quanto crediamo che lo psichiatra sia una figura imprescindibile in uno studio come il nostro che si occupa di aiutare persone con problemi psicologici.
La presenza di più figure professionali, ci permette di prenderci cura del paziente a 360 gradi. Chi si rivolge a noi per un aiuto psicologico, può avere la necessità di un supporto farmacologico che migliori l’efficacia della psicoterapia, oppure di rivedere una cura già in corso, o ancora, di seguire un programma per sospendere l’uso di farmaci non più necessari.


Adesso, una breve descrizione della storia professionale e delle aree d’interesse della Dottoressa Compagno per permettere a chi ci segue di farne la conoscenza.

Ho conseguito nel 2010 la laurea magistrale in Medicina e Chirurgia, presso l’Università degli Studi di Firenze con votazione di 110/110 cum laude. Nel 2011 ho ottenuto l’abilitazione alla professione di medico-chirurgo presso l’Ordine dei Medici ed Odontoiatri di Firenze (Iscr. n°13134 del 28\3\2011). Nel 2017 mi sono specializzata in psichiatria presso l’Università degli Studi di Firenze-Azienda Ospedaliera AOUC Careggi, con votazione di 70/70 cum laude. Nel frattempo, nel 2014, ho completato il training di psicoterapia presso la Scuola Cognitiva di Firenze.
Mi occupo della psicodiagnostica e del trattamento psicofarmacologico dei disturbi perinatali, psicotici, dell’umore, d’ansia, alimentari, dello spettro ossessivo-compulsivo e da stress post-traumatico.
Attualmente svolgo attività di libera professione a Firenze, Prato ed Arezzo. Mi occupo anche di psichiatria forense, svolgendo consulenze tecniche di parte in procedimenti penali e civili o in veste di consulente tecnico d’Ufficio per il Tribunale. Lavoro infine in una struttura riabilitativa per pazienti psichiatrici autori di reato.

Pubblicazioni:
– Atomoxetine for hoarding disorder: A pre-clinical and clinical investigation. Grassi G, Micheli L, Di Cesare Mannelli L, Compagno E, Righi L, Ghelardini C, Pallanti S. J. Psychiatr Res. 2016 Dec;83:240-248. doi: 10.1016/j.jpsychires.2016.09.012. Epub 2016 Sep 14.
-Tocophobia in the DSM-5 era: outcome from a new cut-off analysis of the Wijma Delivery Expectancy/Experience Questionnaire based on clinical presentation. Lisa Giardinelli, Silvia Scannerini, Susanna Arcabasso, Elisa Compagno, Felice Petraglia, Valdo Ricca. Journal of Psychosomatic Research.116 (2019) 37-43. Doi.org/10.1016/j.psychores.2018.11.012.

STUDIO CORADESCHI: PSICOTERAPIA E PSICHIATRIA AD AREZZO

Psicologia, Psichiatria e Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale

Centro di Schema Therapy, EMDR e Mindfulness

 

Il punto di forza del nostro studio è la presenza al suo interno di varie professionalità tra cui psicologopsichiatria psicoterapeuta. Questo ci permette di garantire ai nostri pazienti una valutazione psicodiagnostica moderna, completa e approfondita; ci consente inoltre d’individuare la strategia di trattamento più efficace e adatta ai bisogni di ogni specifico individuo.
Il nostro desiderio di stare al passo con i progressi delle scienze psicologiche, ci impone un continuo processo di formazione e aggiornamento, che riteniamo peraltro, un dovere verso i nostri pazienti. In tal senso, riserviamo particolare attenzione, al proporre alle persone che chiedono il nostro aiuto, solo protocolli di cura che abbiano ottenuto dalla comunità scientifica il benestare ad entrare a far parte delle psicoterapie di provata efficacia.

Per conoscere i nostri professionisti, le problematiche trattate e le tecniche terapeutiche in cui siamo specializzati visita il nostro sito

ANSIA PER LA SALUTE E PAURA DELLE MALATTIE

“Quell’agente patogeno, mille volte più virulento di tutti i microbi, l’idea di essere malati.” 
MARCEL PROUST

“Lascia che ti dica qualcosa sull’ipocondria: è un pericoloso piccolo infido demonio. Non ti ucciderà, ma toglierà il colore dalla tua vita in modo tale che nel momenti più dolci, i momenti di grazia, tu sia colpito da quel sussurro nelle tue orecchie che ti porterà via tutto. Io sono malato, Io sto morendo – Solo che non lo so ancora.”
DANI SHAPIRO

Molte volte nel mio lavoro mi è capitato di vedere pazienti che si sentono soli e incompresi, ma mai quanto lo sono le persone che soffrono di ansia per la salute.

“Mi scusi dottore ma non so veramente che cosa lei possa fare per me…io ho una malattia incurabile e dovrei essere in una clinica adesso”
“Mia moglie ed il mio medico non ne possono più delle mie lamentele dicono che il mio è un problema di testa…ma io so che presto morirò”
“Sono qui per dimostrare a tutti che non sono pazzo e che ho bisogno di cure mediche non di uno psicologo”

Queste sono solo alcune delle parole che ho sentito pronunciare da persone impaurite e arrabbiate. Impaurite dal dolore e dalla sofferenza che la malattia sono convinti, presto gli riserverà e arrabbiati con le persone care che non gli credono più. In realtà la sofferenza di queste persone è reale e concreta come lo sono i tasti che sto digitando per scrivere questo articolo.
Non c’è peggior paura di sentire di avere una malattia incurabile e di essere destinati a lasciare presto tutti e tutto. E’ un timore ancestrale e profondo che tutti noi condividiamo, ma allora perchè alcune persone continuano a fare la loro vita normalmente, mentre altri smettono di vivere come fossero già deceduti?
La ricerca scientifica ha cercato di dare alcune risposte. Innanzitutto chi si ammala di Ansia di Malattia (o come si chiamava prima Ipocondria) tende a “sentire” maggiormente i “rumori” del corpo e a interpretarli nella maniera più catastrofica possibile. Ad esempio sovrastima la probabilità che una macchia sulla pelle sia un melanoma, si prefigura scenari terrificanti in cui si vede magari in mezzo ad atroci sofferenze o a perdere dignità e autonomia di uomo davanti alle persone care. Inoltre queste persone sono convinte che nessuno potrà guarirli e che non riusciranno ad affrontare la malattia. In altre parole ragionano in bianco e nero: questa macchia è sicuramente un melanoma incurabile e io non riuscirò a sopportare tutto questo.
Ma perchè questi individui “sentono” il loro corpo più degli altri e pensano in maniera così distorta? La risposta alla prima domanda è che hanno probabilmente un corpo più rumoroso, ovvero le risposte del loro sistema nervoso autonomo agli stimoli esterni e interni è più intensa. Oltre a questo, possono non aver dimestichezza con le emozioni, ignorando che quando siamo arrabbiati, in ansia o sotto stress il nostro corpo si attiva e parla. La risposta alla seconda domanda, ovvero perchè hanno pensieri così catastrofici e una particolare attenzione per le malattie, è semplice: probabilmente l’hanno imparato.
Nella storia di questi pazienti non è infrequente trovare episodi traumatici come malattie di famigliari vissute in prima persona o morti improvvise. Altre volte l’ambiente familiare ha proposto modelli di grande apprensione verso le malattie con episodi in cui genitori o altre figure significative si allarmavano eccessivamente per problemi di salute lievi. Il paziente spesso può essere stato cresciuto con l’idea di essere come un fragile cristallo magari perchè spesso malato da piccolo e per questo iperprotetto. Non ultimo per importanza può aver imparato che “essere malati” può portare dei vantaggi come una maggiore attenzione da parte degli altri e l’evitamento di responsabilità e compiti noiosi.
Di fatto nella vita adulta queste persone diventano molto attente ai segnali del corpo e finiscono così per rilevarne più degli altri e a porci ancora più attenzione, entrando in un pericoloso circolo vizioso. Iniziano così a non poter pensare ad altro, ad esser angosciati e distratti, a non godersi più le cose belle della vita, impiegando il tempo in infinite e costose analisi mediche, ricerche su internet e quant’altro. Cominceranno ad essere “schivati” dagli altri perchè percepiti come pesanti e pessimisti, cominceranno a sentirsi soli e incompresi. A questo punto inevitabilmente la depressione arriverà a complicare ulteriormente il quadro.
Per contro, esiste anche una tipologia di persone con ansia per la salute così impauriti dalle malattie da evitare qualsiasi esame medico, trasmissioni televisivi e situazioni (ad es. ospedali), da limitare la loro libertà e mettersi effettivamente in pericolo, non sottoponendosi alle normali e necessarie pratiche di prevenzione oggi previste. Ad esempio donne che non si sono mai sottoposte ad un pap-test o anche ad un semplice esame del sangue.
Per fortuna oggi esistono forme di psicoterapia che si sono dimostrate efficaci nell’aiutare persone affette da ansia per la salute. In particolare la psicoterapia cognitivo-comportamentale, la mindfulness e l’EMDR, che possono anche venir utilmente integrate. Le strategie cognitivo-comportamentali hanno lo scopo di aiutare il paziente a prendere consapevolezza e correggere quegli errori di valutazione che innescano l’ansia di malattia. In secondo luogo ci si propone di ridurre quei comportamenti protettivi (controlli sul proprio corpo, esami medici, ricerche sul web e ricerche di rassicurazioni ecc..) che, se da un lato comportano un momentaneo sollievo, creano nel lungo termine ulteriori dubbi e attenzione al problema, oltre che inevitabile dispendio di tempo e denaro. Le procedure di mindfulness permettono di aiutare il paziente a sviluppare un atteggiamento di consapevolezza non giudicante nei confronti dei propri pensieri e dei segnali del corpo, permettendo così, un decentramento dagli stessi. Infine l’EMDR consente di rielaborare ricordi o esperienze negative da cui il paziente ha imparato ad avere un eccessivo timore per le malattie.

Articolo a cura del

Dott. Davide Coradeschi
psicologo-psicoterapeuta
terapeuta schema therapy ed EMDR
dottore di ricerca in psicologia sociale e della personalità
docente e supervisore AIAMC

Per informazioni:
tel.: 0575 354935
email: info@studiocoradeschi.org

Dr.ssa Chiara Mercurio Psicologo Psicoterapeuta

STUDIO CORADESCHI – CHI SIAMO?

Ho iniziato il mio percorso di studi in psicologia nel 2002 presso l’Università degli Studi di Firenze. Negli stessi anni della formazione universitaria ho seguito il Corso di formazione per Facilitatori di gruppi di auto-aiuto, organizzato dal CESVOT di Arezzo e il Corso di Training Autogeno presso l’Associazione ONLUS l’Equilibrista, di cui sono stata socia, consulente e organizzatrice di eventi formativi.

Mi sono laureata in Psicologia Clinica e della Salute nel 2008 ed ho ottenuto l’abilitazione all’esercizio della professione di Psicologo nel 2010. Nello stesso periodo ho svolto progetti di sensibilizzazione per la tutela della salute e del benessere nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado di Arezzo e Provincia.

Dopo la laurea ho iniziato il Corso quadriennale di specializzazione in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale all’Istituto Miller e contemporaneamente mi sono specializzata in Riabilitazione Equestre, presso l’Associazione “Lapo” sezione “L.R.E” e Cattedra di Neuropsichiatria Infantile  dell’Università di Firenze. 

Durante la formazione in Psicoterapia ho svolto tirocinio nell’Unità Funzionale Salute Mentale Infanzia Adolescenza di Arezzo, specializzandomi nel trattamento del Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, svolgendo attività di conduttore di gruppi di Parent Training e gruppi di Training Autoregolativo. In questi gruppi, insieme ad una equipe di colleghi, abbiamo potuto avviare una ricerca sull’efficacia di tali trattamenti, che è stata poi presentata al 22 Congresso Europeo di Psichiatria di  Monaco nel 2014, organizzato dalla European Psychiatric Association.

Dal 2008 al 2016 ho collaborato con il Centro Auryn (Istituto di Riabilitazione “Madre della Divina Provvidenza”) per i Disturbi del Comportamento Alimentare; e nel 2013 è cominciata la mia attività di docente presso la Federazione Italiana Scuole Materne e Partner s.r.l., di Arezzo e Provincia.

Nel 2015 ho iniziato un ulteriore specializzazione, in EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing- Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), un approccio terapeutico scientificamente validato e approvato dall’OMS per il trattamento del trauma. Da qui si è sviluppato il mio interesse e il mio lavoro sulla psicotraumatologia e per gli aspetti neurofisiologici e corporei connessi al trauma e allo stress. Nel 2017 ho conseguito il titolo di Practitioner.

Dallo stesso anno sono socia fondatrice, insieme ai colleghi dell’equipe, del Centro Studi Etruria– associazione di formazione, ricerca e supervisione per psicologi, psicoterapeuti e medici. 

Lutto, violenza, incidenti, bullismo, mobbing, separazione, morte violenta di una persona cara, disastri naturali…

Articolo a cura della Dr.ssa Chiara Mercurio

Lutto, violenza, incidenti, bullismo, mobbing, separazione, morte violenta di una persona cara, disastri naturali… Come affrontare e risolvere in breve tempo i traumi

Perché, a volte, non riusciamo a lasciarci il passato alle spalle?

È possibile elaborare un trauma, anche a distanza di anni?

Forse qualcuno si stupirà leggendo questa frase: il nostro cervello è fisiologicamente orientato alla salute e biologicamente programmato all’autoguarigione.

In realtà non dovrebbe stupirci se pensiamo che anche quest’organo fa parte del nostro corpo: quando ci feriamo, il nostro organismo produce una serie di modificazione che permettono la cicatrizzazione della ferita e la guarigione. Allo stesso fine è programmato il cervello.

Tutte le esperienze che facciamo nella nostra vita, dalle più banali a quelle più complesse, vengono elaborate dal cervello in modo che vadano a far parte del nostro patrimonio di conoscenze, che ci saranno utili per affrontare altri eventi. In condizioni normali, le informazioni che provengono dalle esperienze che facciamo vengono elaborate creando collegamenti con esperienze passare favorendo la riduzione dello stress, il processo di risoluzione dei problemi, ecc. Ciò è possibile perché esiste un sistema innato in tutte le persone, fisiologicamente orientato ad elaborare le informazioni nell’ottica dell’autoguarigione.

Il nostro cervello è predisposto ad elaborare anche quelle esperienze che possono suscitare in noi emozioni spiacevoli molto intense. Ci sono casi, però, in cui questo meccanismo si “inceppa” e non riesce ad elaborare efficacemente un evento della nostra vita. Ecco, allora, che il detto “il tempo cura tutte le ferite” non sempre è vero: alcune esperienze possono rimanere congelate nella nostra memoria così come le abbiamo vissute e, a distanza di settimane, mesi e addirittura anni, possono riattivarsi con tutte le emozioni, sensazioni fisiche e pensieri di quando l’evento si è verificato. Allora, in questo caso, i sintomi, i problemi e le sofferenze che sperimentiamo nel presente sono il risultato dell’attivazione di ricordi non elaborati.

Oggi parliamo di alcuni tipi di esperienze che possono essere “mal digerite” dal nostro cervello: parliamo dei traumi con la T maiuscola, che comprendono disastri naturali (terremoti, inondazioni), incidenti, abusi sessuali, ecc. ovvero tutte quelle esperienze che hanno comportato un rischio per la propria incolumità o quella altrui.

Come possiamo affrontare tutto questo? Ad oggi, uno degli approcci scientificamente validati e riconosciuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da molte altre associazioni a livello internazionale come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati, è l’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari). “Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico vengono desensibilizzati, cioè perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento può essere molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento, come mostrato dalla ricerca. L’immagine del trauma cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo da stress post-traumatico, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo. Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che la persona discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia”.

Shapiro, F., 2013.

Chi potrebbe beneficiare di una terapia con EMDR?

Tutte le persone che hanno vissuto esperienze molto dolorose che, anche a distanza di anni, sembrano non voler lascare la mente e il corpo; queste sensazioni dolorose bloccano e impediscono di vivere una vita soddisfacente a livello lavorativo, fisico, relazionale, scolastico, ecc.

Tutte le persone che stanno vivendo un periodo doloroso o traumatico.

Tutte le persone che vogliono aumentare la loro prestazione sportiva, lavorativa, scolastica, ecc.

A che età e’ possibile iniziare un percorso con EMDR?

L’EMDR e’ una terapia adatta per adulti, adolescenti e bambini. Con i bambini il lavoro con EMDR è particolarmente veloce ed efficace perché la capacità di auto guarigione del cervello dei bambini è molto più intatta di quella di adulti con storie di vita molto lunghe e complesse.

 

Bibliografia

Shapiro, F., Lasciare il passato nel passato. Astrolabio, Roma 2013.

American Psychiatric Association (2014), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Raffaello Cortina

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